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Facendo Gruppo Cresciamo di piú ! Intervista a Pierfilippo Marcoleoni

Scarica il PDF dell’articolo intero pubblicato sulla rivista AMAZINGPUGLIA cliccando sul seguente link: https://otosalus.com/wp-content/uploads/2021/10/AP16-DEF_Low-1-1.pdf

Il tarantino Piefilippo Marcoleoni, 46 anni, socio fondatore (con Alvaro Grilli) del poliambulatorio medico Otosalus,Professionista affermato, imprenditore, persona impegnata nel sociale è davvero un personaggio poliedrico che riesce ad essere protagonista, a livello locale e nazionale, in vari campi, e si appresta a lanciare un sito web che potrebbe diventare una start-up davvero interessante.

È presidente nazionale della Federazione Sanità e Welfare di Unimpresa, consigliere nazionale della commissione d’Albo degli Audioprotesisti dell’Ordine delle professioni sanitarie, fa parte del Comitato nazionale della Lilt (la Lega italiana per la lotta ai tumori), ha creato una onlus dedicata alla odontoiatria sociale ed è segretario della Fondazione Taranto 25, raggrupamento di professionisti e imprese che hanno deciso di autotassarsi per sostenere lo sport locale.

Marcoleoni, come fa a stare dietro a tutte  queste  attività? A volte me lo chiedo anche io. La risposta è che ci riesco perché sono legate alla mia professione, alle mie passioni, alla voglia di fare qualcosa per gli altri e per questo territorio.

Iniziamo da Otosalus, cos’è?

Io sono nel settore dal 1997 come audioprotesista. Nel 2015 ho voluto far nascere questa realtà nella mia città.

Ma non ci siamo voluti fermare al centro audioprotesico, bensì abbiamo dato vita ad un poliambulatorio, pensando di modificare l’approccio alla professione. Non più un negozio commerciale ma un laboratorio in cui il professionista che si occupa della riabilitazione dell’udito, ha accanto

a sè gli studi di altri professionisti: l’otorino, il logopedista, l’audiometrista, il dentista, la nutrizionista.

Per quale motivo?

Per due motivi: reperire nuovi pazienti condividendo quelli di ogni singolo professionista presente nel poliambulatorio, ma anche per avereuna visibilità diversa. Oggi in Otosalus abbiamo 18 specialisti di vari settori medici: fare rete tra gli specialisti significa scambiarsi pazienti, ma anche lavorare in un ambiente collaborativo più stimolante.

In effetti non sembra di essere in un negozio di protesi per l’udito…

Infatti la mia idea era proprio quella di sdoganare la figura dell’audioprotesista, che veniva visto, appunto, solo come il commerciante di protesi. Invece siamo i sanitari che riabilitano l’udito attraverso il device uditivo. Non facciamo solo la pura vendita del prodotto, la nostra è in tutto e per tutto una prestazione sanitaria. E io non devo necessariamente vendere il mio apparecchio acustico, ma posso “curare” o dare consigli anche a chi si è rivolto ad altri. Vede, io ho iniziato a lavorare in una multinazionale del settore, ma dopo cinque anni il vendere per forza qualcosa cozzava con la mia voglia di crescere professionalmente.

Così mi sono licenziato ed ho iniziato a lavorare per conto mio, puntando tutto sulla professionalità. Questo mutamento è stato vincente. In Otosalus l’audioprotesista ha la sua giusta collocazione in una struttura sanitaria. È un passaggio culturale che tutto il nostro settore deve fare, ecco perché il mio impegno nell’Ordine a carattere nazionale.

E per lo stesso motivo ha voluto creare un consorzio?

Esatto, con altre società dislocate in tutta Italia ho fondato un consorzio nazionale di aziende audioprotesiche, il primo esempio di consorzio nel nostro settore. Siamo più di 50 aziende, copriamo tutte le regioni italiane ma vogliamo arrivare in ogni capoluogo di provincia.

Perché questa necessità?

Un po’ per il mio carattere: io non sono un individualista, nella maniera più assoluta. E nella vita ho sempre voluto fare rete. Ci credo fermamente nel fare gruppo: una cosa da solo la puoi fare, certo, ma sarà sempre limitata. Se vuoi andare oltre devi metterti in rete con altri.

Poi c’è anche l’impegno sociale e nel volontariato… Con “Preventour” ho voluto portare la prevenzione in piazza, gratuitamente. Nel 2017 c’è stata la prima edizione dell’evento, poi quelle del 2018 e 2019, che ci hanno visto protagonisti in diverse città del Sud Italia, in Puglia a Taranto,Ostuni, Bari e Lecce, ma anche in Basilicata, Calabria e Campania. Nel 2020 e 2021 ovviamente ci siamo fermati. Ma nel 2022 vorrei farla in tutta Italia, coinvolgendo il consorzio. Ho il patrocinio di Croce rossa italiana e Istituto superiore della Sanità. Nel corso della giornata effettuiamo controlli su udito, tiroide, controlli glicemici, al seno, della postura, prevenzione della scogliosi nei bambini, dimostrazioni sulle manovre antisoffocamento e primo soccorso. Il tutto, ripeto, gratuitamente.

 

Perché lo fa?

Perché la prevenzione sanitaria è fondamentale, e non bisogna mai stancarsi di ripeterlo. Durante il Preventour abbiamo salvato una persona, a Maruggio, che si stava sottoponendo ad uno screening di prevenzione con il fisiatra: abbiamo scoperto che aveva un infarto in corso. Fu messo in ambulanza e portato all’ospedale di Manduria. È stata una casualità, ma dimostra quanto la prevenzione sia importante. Oltre ad essere una grande fonte di risparmio per la sanità italiana. Il problema è che la gente spesso non si avvicina perché è pigra. E nell’epoca del covid è ancora peggio. Però se fai le cose per bene i risultati li ottieni. L’idea di portare in piazza il primario, il medico ospedaliero, che generalmente sono visti come inarrivabili, ha funzionato.

E serviva anche a dimostrare che la sanità pubblica funziona, come del resto l’emergenza Covid ci ha dimostrato. Ora vorrei che Preventour diventasse un evento a carattere nazionale.

Infine l’esperienza nella Fondazione Taranto 25…

Credo che sia una delle cose più belle e interessanti nate a Taranto negli ultimi anni. Venticinque imprenditori e professionisti che si mettono insieme per sostenere gli sport locali minori, versando soldi di tasca propria. È  una iniziativa stupenda che potrebbe aiutare molto il territorio, senza alcun secondo fine ma solo perché se le cose non si fanno insieme questa città non cambia. La città sembra averlo capito e oggi siamo già molti di più di quei 25 fondatori.

Che rapporto ha con Taranto? Io adoro questo territorio. In passato mi proposero di andare a Milano e

Firenze, ho detto no entrambe le volte. Ho deciso di restare e voglio continuare a fare quello che faccio qui, nella mia città.

Progetti per il futuro?

Sto pensando di creare un portale per fare telemedicina. Dentro potrai trovarci una serie di servizi di prevenzione sanitaria e una gallery con tutta una serie di video tutorial con luminari, professori universitari e medici stimati. E poi delle webinar a cui tutti si possono iscrivere e possono interagire.

 

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Come proteggere le protesi acustiche quando siamo in vacanza ?

Pronti ad organizzare le prossime vacanze estive dopo mesi di lockdown ?

Anche chi soffre di abbassamenti di udito può e deve programmare le proprie vacanze, pur con le dovute accortezze. Ecco allora alcuni consigli per la cura e la manutenzione degli apparecchi acustici in vacanza, da seguire obbligatoriamente se non volete che i vostri dispositivi si danneggino in maniera permanente.

Le protesi di ultima generazionehanno la garanzia Ip 68 che garantisce protezione dall’ acqua, dall’umiditá e dalle polveri. Per maggiori info contattate il nostro ambulatorio polispecialistico al numero verde 800099166

Come proteggere gli apparecchi acustici al mare

Per noi italiani le vacanze estive sono sinonimo di mare, lunghe spiagge dorate e abbronzatura invidiabile. Chi indossa un apparecchio acustico non deve rinunciare a tutto questo, ma deve prestare massima attenzione a dove posiziona la sua protesi e come la conserva. Ecco alcune accortezze da seguire per garantire lunga vita ai vostri dispositivi.

  • Evitate il contatto con la sabbia. Quei piccoli granelli possono insidiarsi all’interno della protesi e danneggiare alcune sue parti in maniera permanente. A ciò si aggiunga che la sabbia è sporca e quindi potrebbe causare infezioni all’orecchio se dovesse entrare nell’apparecchio e poi questo fosse indossato. Non è vietato portare le protesi in spiaggia, l’importante è non toccarle con le mani sporche di sabbia e non riporle nella borsa in cui tenete i teli da mare; meglio conservarli dentro i loro contenitori e utilizzarli solo se necessario.
  • Evitare il contatto con l’acqua e l’umidità. L’umidità è acerrima nemica degli apparecchi acustici, tanto quanto l’acqua. Se poi si tratta di acqua salata, il danno è ancora peggiore: il sale rovina la protesi per sempre e non c’è molto altro da fare per salvarla. Data la totale discrezione e invisibilità di molti apparecchi, è facile dimenticare di indossarli e farsi un bel tuffo a mare, ma questo potrebbe comprometterli a vita. Meglio ricordarsi di toglierlo prima di fare un bagno e riporlo nell’apposito contenitore in dotazione.
  • Non spruzzare spray abbronzanti o protettivi. Si sa che prima di prendere il sole è opportuno proteggere la pelle con le dovute creme protettive, tuttavia queste non devono mai entrare in contatto con l’apparecchio, perché possono rovinarlo, esattamente come la sabbia e il mare. L’ideale è rimuovere l’apparecchio appena si arriva in spiaggia ed eventualmente indossarlo di nuovo solo se strettamente necessario (ad esempio per andare al bar o fare una chiacchierata con gli amici).

Apparecchi acustici in piscina: come proteggerli

Anche chi preferisce la piscina al mare deve fare molta attenzione alla cura dell’apparecchio acustico. Innanzitutto, perché in questi ambienti l’umidità è molto elevata e la vicinanza delle sdraio alla piscina è tale per cui è molto facile essere colpiti da schizzi d’acqua improvvisi. Il consiglio è ancora una volta di conservare la protesi in un contenitore per tutto il periodo in cui state a bordo piscina e indossarlo solo quando vi allontanate dalla zona a rischio.

Inoltre, la piscina è un luogo abbastanza promiscuo, in cui è facile che l’orecchio entri in contatto con batteri e virus pericolosi. Non a caso esiste il cosiddetto “orecchio del nuotatore”, una particolare infiammazione dell’orecchio esterno causata proprio dal contatto con acque contaminate.

Apparecchi acustici in viaggio: come comportarsi

Fino a qualche anno fa, chi indossava un apparecchio acustico aveva alcune limitazioni nella scelta dei viaggi da fare, ma oggi non è più così: non c’è alcun rischio a prendere treni, aerei o fare viaggi in macchina anche se si indossa una protesi. Le uniche accortezze hanno come sempre a che fare con la cura e la manutenzione dell’apparecchio, che deve essere maggiore, dato che ci si trova fuori casa. Ecco alcuni consigli utili per viaggiare in sicurezza.

  • Portare con sé delle batterie di riserva;
  • Non dimenticare il contenitore in dotazione con l’apparecchio;
  • Fare una visita di controllo con l’audioprotesista prima di partire;
  • Tenere addosso l’apparecchio dentro le stazioni e gli aeroporti.

 

Per una corretta igiene del vostro dispositivo rivolgetevi al nostro studio audioprotesico.

Vantiamo di innovative protezioni grazie ai nostri partner Signia:

  • CAPSULE ANTIUMIDITÁ
  • SALVIETTE IGIENIZZANTI
  • SISTEMA DI DISINFEZIONE CON RAGGI UV
  • SPRAY IGIENIZZANTE PER AURICOLARI

 

Carie dentale: cos’è e come curarla

La carie è un’infezione dentale a decorso lento, che viene innescata dall’attacco di alcuni microorganismi che popolano il cavo orale.

Il processo infettivo della carie è principalmente causato da due fattori:

– esogeni (deposito di placca, alimentazione non corretta, tabagismo)

– endogeni (riduzione della saliva, struttura dei denti).

Ne esistono diverse varianti: acute, croniche, recidivanti, centrali, senili, arrestate, da radiazioni ionizzanti, da vapori acidi e da lavoratori dello zucchero.

Il trattamento d’elezione per la cura della carie è senza dubbio l’otturazione, anche se, in caso di carie “complicate” talvolta associate a granulomi o pulpiti, è necessario ricorrere alla devitalizzazione od apicectomia.

L’estrazione del dente è invece riservata ai casi di estrema gravità.

PREVENZIONE

È fondamentale, per una buona igiene orale, avere alcune accortezze, tra le quali:

– igiene del cavo orale (minuziosa e pluriquotidiana)

– periodici controlli dal dentista

– detartrasi professionale (almeno ogni 6/12 mesi)

– sigillazione dei denti molari (non appena i denti da latte cadono, lasciando spazio a quelli permanenti).

Endometriosi

 

L’endometriosi è una malattia femminile, determinata dall’accumulo anomalo di cellule endometriali fuori dall’utero. Di norma, le cellule endometriali dovrebbero trovarsi all’interno di esso. Questa anomalia determina nel corpo un’infiammazione cronica dannosa per l’apparato femminile, che si manifesta con forti dolori e sofferenze intestinali.

I principali sintomi dell’endometriosi sono caratterizzati da forti dolori durante il periodo mestruale e premestruale (dismenorrea) e nel periodo dell’ovulazione, insieme a dolori pelvici cronici, dolore durante i rapporti sessuali, stanchezza fisica cronica.

Per una corretta diagnosi sono consigliati diversi esami: visita ginecologica, esplorazione rettale, diagnostica per immagini, ecografia pelvica transvaginale ed esami del sangue specifici.

L’endometriosi da sola non comporta necessariamente sterilità, anche se purtroppo è presente nel 30% delle pazienti affette da questa malattia.

La terapia oggi riconosciuta come la più efficace è l’asportazione dell’endometrio tramite intervento chirurgico in laparoscopia, senza intaccare l’apparato riproduttivo. Quest’ultimo è certamente l’intervento meno invasivo che più si avvicina ad una precisa rimozione dei focolai presenti, ed è possibile che debba essere ripetuto più volte nel tempo.

L’endometriosi cresce e si sviluppa dove trova una situazione cronica di infiammazione, dovuta certamente all’eccessiva produzione di estrogeni. L’alimentazione, lo stile di vita e gli integratori, si rivelano come i migliori ausili per una riduzione sostenibile, sana e a lungo termine della malattia.

Il sistema circolatorio linfatico

 

Parliamo di un sistema di drenaggio, in parallelo al sistema cardiocircolatorio, ad un solo verso, che trasporta i fluidi dallo spazio interstiziale dei tessuti al torrente circolatorio.

La sua funzione principale è quella di trasportare zuccheri, proteine, sali e lipidi, vitamine, amminoacidi ecc.. dall’interstizio al sistema circolatorio sanguigno, ma non solo. Ricopre ruoli di filtraggio e favorisce l’arrivo di antigeni agli organi linfoidi periferici; innesca così diversi meccanismi immunitari.

A differenza del sangue, la linfa non viene “spinta” dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi mossa dall’azione dei muscoli, che funzionano come una pompa, contraendosi e rilassandosi. Quando tale azione viene meno, la linfa tende a ristagnare accumulandosi nei tessuti. Per fare un esempio, quando rimaniamo molto tempo in piedi in posizione statica possiamo notare che i piedi e le caviglie si gonfiano…altro non è che la linfa! Per questo motivo, quando ad esempio una gamba è ingessata o immobilizzata, si cerca di fare in modo che rimanga “alzata” sopra il livello del cuore, così che la linfa possa farsi aiutare dalla gravità per arrivare alla meta.

Per mantenere in salute il proprio sistema linfatico è fondamentale svolgere regolare attività fisica, in modo da favorire la POMPA MUSCOLARE. Quando questa sana abitudine si associa ad un’alimentazione corretta ed equilibrata, le difese immunitarie massimizzano la loro efficacia, impedendo così che il sistema linfatico vada in tilt per il sovraccarico di lavoro.

Nei: quando è opportuno andare dal dermatologo

 

È importante sapere che la prevenzione risolve da sé molti problemi che, se sottovalutati, potrebbero diventare più seri. Questo vale per tutti i campi della medicina, specialmente se parliamo di nei cutanei.

I nei, o nevi, sono lesioni pigmentate della pelle o delle mucose, derivanti da un anomalo sviluppo di melanociti o cellule neviche. In condizioni normali, i nei, appaiono come macchie circoscritte, di forma rotondeggiante od ovalare, piane o rilevate rispetto alla cute circostante. In condizioni, invece, anomale, possono da un momento all’altro mutare di forma, bordi e colore, trasformandosi in melanomi, o in casi peggiori in tumori della pelle sia benigni che maligni. I nei che presentano forme irregolari o risultano più scuri andrebbero immediatamente fatti controllare da un dermatologo.

La prevenzione è fondamentale e inizia da un semplice autoesame, sia sui nei che possiamo vedere in modo autonomo, sia facendoci aiutare da qualcuno che possa controllare quelli sulla schiena o in zone autonomamente poco visibili. Per determinare se un neo è o meno irregolare, solitamente si usa una regola definita ABCDE: Asimmetria, Bordi irregolari, Colori multipli associati, Dimensione, Evoluzione. Ciò non vuol dire che tutti i nei sono destinati a trasformarsi, ma nel momento in cui è evidente un mutamento, diventa sicuramente necessaria una visita.

In assenza di cambiamenti ad occhio nudo, la mappatura dei nei andrebbe comunque eseguita una volta l’anno.

Donne e alimentazione

 
Nella donna l’equilibrio ormonale è in continua evoluzione e viene determinato da diversi meccanismi tra cui la tiroide, l’ipofisi, le gonadi e dalla funzionalità depurativa del fegato. Questo equilibrio, variando continuamente, influisce in maniera massiva sulla risposta corporea al cibo che si mangia; infatti, uno stesso alimento può avere effetti diversi in diversi periodi di tempo. Per questo motivo conoscere i cibi giusti può aiutare il proprio corpo a gestirne meglio l’assimilazione nelle diverse fasce d’età. Ad ogni fase principale che altera la funzionalità ormonale di una donna (ad esempio adolescenza, gravidanza, allattamento, menopausa,…) corrisponde un certo numero di elementi indispensabili al nostro organismo. Diversa l’età, diversi i nutrienti di cui necessitiamo maggiormente. Questi elementi, assunti in giuste quantità, possono aiutare a sentirsi meglio, riuscire a seguire un’alimentazione corretta e trovare il proprio peso-forma. Rivolgersi ad un nutrizionista è sempre importante, specialmente se pensiamo che il nostro corpo è in continua evoluzione, e così i suoi bisogni.

AUDIOPROTESI: QUANTO NE SAPPIAMO?

AUDIOPROTESI: QUANTO NE SAPPIAMO?
Oltre alle problematiche legate alla vita di tutti i giorni, avere un calo dell’udito può determinare stati d’animo negativi e poco piacevoli, molte volte un senso di “inadeguatezza” da parte della persona che ne soffre. A differenza del pensiero comune, in realtà a soffrirne non sono solo soggetti anziani, ma persone di ogni età, anche giovani e bambini. Oggi è più facile prendersi cura della propria salute uditiva grazie ad avanzate soluzioni tecnologiche e alla figura professionale dell’audioprotesista. L’audioprotesista, sotto prescrizione medica, è in grado di accompagnare il paziente nella scelta dell’audioprotesi più adatta. Può quindi realizzarla e fornirla al paziente, seguendo poi anche la fase riabilitativa. Quali tipi di audioprotesi esistono? Parliamo di dispositivi di vario genere, dall’apparecchio acustico (retroauricolare o endoauricolare) che può essere removibile o fisso, a dispositivi volti alla protezione acustica. L’audioprotesista, dopo aver fornito il dispositivo più adatto al paziente, lo addestra sull’uso e la manutenzione di esso, verifica che la protesi apporti i benefici sperati, aiuta e assiste il paziente, regola il dispositivo qualora durante i controlli periodici, le esigenze del paziente dovessero cambiare. Grazie a questi dispositivi e alla preparazione dell’audioprotesista, tornare a sentire, oggi, è possibile